I vitigni del vulcano

L’Etna è un continente enologico con una presenza di vitigni autoctoni distintivi. La versatilità dei vitigni etnei riesce a conferire carattere, struttura, eleganza e tipicità nei diversi vini.

Il Carricante coltivato nell’areale di produzione Etna, si spinge fino a quote superiori a quelle raggiunte dal Nerello Mascalese. Deve probabilmente il suo nome ai viticoltori di Viagrande che lo hanno soprannominato così per la sua elevata e costante produttività.

Il Catarratto, rintracciato dal frate e botanico Francesco Cupani, nella sua opera Hortus catholicus, fu identificato in due tipologie: il Catarratto Bianco Comune e il Catarratto Bianco Lucido. Studi ampelografici più recenti e analisi del DNA hanno rivelato come si tratti di due cloni della stessa varietà. Ha uno spirito di adattamento tale che permettere di crescere anche alle pendici dell’Etna, dove è vendemmiato tardivamente rispetto agli altri areali di produzione siciliana.

La Minnella deve la sua etimologia al termine siciliano che identifica il seno femminile (minna). Il nome è dovuto alla somiglianze nella forma dei grap- poli. Venne censita per la prima volta nella seconda metà del XVIII secolo.

Il Nerello Mascalese è uno dei vitigni tipici dell’areale etneo, dove è coltivato da tempo immemorabile. Il nome fa riferimento alla Contea di Mascali, probabile centro di origine o almeno diffusione della coltivazione.

Il Nerello Cappuccio ha una chioma che va a “incappucciare” i grappoli, ricoprendoli totalmente. Da qui il nome Nerello Cappuccio, vitigno identificato nel XVIII secolo attraverso studi ampelografici nella zona del catanese e che troviamo impiantato a una latitudine tra i 350 e i 900 metri s.l.m.