Metodo Classico
Anima Etnea

Storia

La storia degli Spumanti dell’Etna

La prima etichetta di Etna Spumante risale al 1870. Almeno secondo quanto racconta il Barone Spitaleri, e noi – con il beneficio del dubbio – scegliamo di credergli. In quei territori compresi tra Adrano e Biancavilla (oggi al di fuori della DOC Etna, istituita nel 1968), la famiglia Spitaleri, in collaborazione con Dom Francesco Tornabene, monaco benedettino catanese, dà vita al primo spumante metodo classico dell’Etna.

Per superare la scarsa riconoscibilità del nome “Etna” in un contesto enologico ancora poco noto, si sceglie – in un’epoca in cui era consentito – di chiamare quel vino “Champagne Etna”. Una mossa audace, ma efficace.

All’epoca, l’Etna vitivinicola era ben diversa da quella odierna. I vigneti erano bassi, e il Nerello Mascalese – vitigno autoctono a bacca rossa che deve il suo nome al comune di Mascali – dominava insieme al Carricante, varietà a bacca bianca.

Il mito dello spumante etneo ha quindi radici profonde, anche se offuscate da un lungo silenzio storico, legato anche alla crisi della fillossera, che interruppe quell’esperienza pionieristica. Solo decenni dopo, con la rinascita qualitativa del vino etneo, si è riaccesa la scintilla.

Il ritorno degli spumanti etnei si colloca nel 1989, grazie alla visione di Emanuele Scammacca del Murgo, che realizza il primo metodo classico da Nerello Mascalese.

Nel 2002, è il Cavaliere Benanti ad aprire un nuovo capitolo: punta sulla spumantizzazione del Carricante e diventa riferimento per molte aziende che oggi investono nella produzione di metodo classico da uve bianche etnee.

A descrivere l’unicità del territorio etneo ci aveva già pensato, a inizio ’900, il geografo Vidal de la Blache: “Nella regione etnea sono concentrate le differenze climatiche dell’intera Europa.”

È questo straordinario mosaico di suoli lavici, altitudini di montagna e microclimi mediterranei a donare caratteristiche uniche ai vini dell’Etna. È questo territorio che raccontiamo. Anche – e soprattutto – attraverso i suoi spumanti.

Gli spumanti etnei

Il Vulcano in Bottiglia

La bollicina, sull’Etna, è molto più di una tecnica enologica. È un modo per leggere il territorio in chiave contemporanea, per raccontarne la verticalità, la freschezza, la sua vocazione all’eleganza.

Gli Spumanti dell’Etna nascono con il metodo classico, il più raffinato e lento dei processi di spumantizzazione. Le uve vengono vinificate con rispetto e rigore. Poi, riposano in bottiglia, sulle proprie fecce, per mesi o anni. Il tempo lavora in silenzio, cesella, affina, scolpisce.

Ne nascono vini dalla bollicina fine e persistente, dalla struttura agile ma profonda. Note agrumate, cenni floreali, sfumature iodate, tocchi fumé: ogni sorso è una mappa sensoriale dell’Etna.
Sono vini per chi ama la verità nei dettagli. E per chi sa riconoscere, nella leggerezza apparente di una bollicina, la gravità di una visione.

I numeri

Le produzioni

Oggi sono circa trenta le aziende che producono spumante metodo classico sull’Etna, contribuendo in maniera significativa al panorama enologico regionale. La produzione rappresenta attualmente circa il 30% dell’intero spumante siciliano, un dato in costante crescita che testimonia la crescente attenzione verso questo comparto.

Si tratta di una realtà eterogenea, in cui piccole cantine artigianali affiancano aziende strutturate con volumi più importanti. Alcuni produttori realizzano poche centinaia di bottiglie all’anno, espressione autentica di microterritori e vinificazioni di precisione; altri, invece, hanno avviato progetti organici e di lungo periodo, investendo in ricerca, impianti enologici dedicati, selezione clonale e strategie di mercato capaci di affermare le bollicine etnee anche oltre i confini regionali.

Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio cambio di passo: la spumantizzazione da vitigni autoctoni come il Nerello Mascalese e il Carricante non è più una curiosità sperimentale, ma un segmento in evoluzione, riconosciuto da operatori e critica per identità, eleganza e potenziale di invecchiamento.

L’Etna, con i suoi suoli vulcanici, le forti escursioni termiche e un altopiano vitato che si estende fino a mille metri di altitudine, si sta affermando come una delle nuove frontiere del metodo classico italiano. E i numeri, seppur ancora contenuti rispetto ad altre denominazioni storiche, raccontano una traiettoria chiara: le bollicine dell’Etna sono pronte per il futuro.

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